Questo sito fa uso di cookie per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’utilizzo del sito stesso. Utilizziamo sia cookie tecnici sia cookie di parti terze per inviare messaggi promozionali sulla base dei comportamenti degli utenti. Proseguendo nella navigazione si accetta l’uso dei cookie; in caso contrario è possibile abbandonare il sito. Può conoscere tutti i dettagli sul nostro adeguamento GDPR e Cookies consultando la nostra privacy policy.
Ok

.

La traina costiera (parte I)

La traina costiera (parte I)

Pietro Ramunno ago 24, 2018 Magazine 0 Comments

Con l’estate giungono i pelagici che, complice il riscaldamento delle acque, ci faranno divertire fino ad autunno inoltrato. Vediamo insieme in questa prima parte come “insidiarli” nel modo giusto con una battuta di traina costiera, e soprattutto dove e quando.

LA BARCA

Per una battuta di traina costiera non sarà necessario avere un mega fisherman al nostro comando bensì basterà dotarsi di un open sui 4-5 metri. Non dovrà mancare la strumentazione elettronica composta almeno da un buon ecoscandaglio e un GPS cartografico. Il primo ci svelerà cosa succede al di sotto della barca, nella fascia d’acqua compresa tra la superficie e il fondale, mentre il secondo permetterà di avere segnato sulla mappa la traccia dei nostri passaggi e le varie profondità da raggiungere, oltre alla velocità di traina che dovrà essere compresa, a seconda della tecnica, tra 2 e 6 nodi.

Consigliato è l’autopilota che, soprattutto in una sessione di pesca in solitaria, potrà dare la tranquillità di dedicarsi alla pesca senza pensare troppo alla traiettoria della barca. Sono necessarie almeno quattro porta canne, due per le canne da calare sulla scia della barca, orientati a 45° rispetto alla verticale della stessa, e due laterali orientabili per le canne che pescheranno con le esche più distanti dalla barca. I porta canne laterali vanno installati a portata d’occhio e di mano del timoniere in modo da poter uscire in pesca anche da soli.

QUANDO E DOVE

La traina costiera si può praticare tutto l’anno. Certo, a ogni stagione avremo un range di prede che potremo tentare di insidiare. In tutto l’inverno e primavera di sicuro non mancherà la traina alla spigola, la regina del sottocosta e, nelle giornate di mare formato, potremo insidiare con la tecnica della traina ultralight le occhiate passando vicino alle coste rocciose con esche siliconiche. Dalla primavera inoltrata fino all’autunno, potremo invece dedicarci a un range ben più ampio di prede tentando di insidiare sgombri, sugherelli, lanzardi, palamite, tombarelli, alletterati, lampughe e tutti i pelagici che saranno di passaggio nella nostra zona.

Nella traina costiera non esiste un momento “NO”, ma un cambiamento di tecnica in base al periodo e al pesce che vorremo insidiare. Per quanto riguarda invece il “dove”, non è facile rispondere. Ogni zona ha i suoi spot: uno dei modi per scoprirli in breve tempo è quello di solcare in lungo e in largo le coste per scovare i trainisti solitari conoscitori degli hot spot. Questo però non ci esula dallo studiare a fondo le carte nautiche e da pesca della nostra zona, dallo scandagliare a palmo a palmo le scogliere a picco e quelle sommerse, che sono sempre pronte a regalarci strike indimenticabili. Anche le foci dei grossi torrenti e dei fiumi sono ottimi spot perché zone ricche di microrganismi che attirano il pesce foraggio e di conseguenza i predatori di taglia.

Per quanto riguarda gli orari, alba e tramonto saranno da preferire perché, con condizione di sole basso e scarsa visibilità in acqua, il predatore sarà più invogliato a scatenare gli attacchi più feroci regalandoci combattimenti al cardiopalmo da terminare con la foto ricordo e, perché no, con il rilascio della preda.

La prossima settimana parleremo, invece, delle attrezzature necessarie per una perfetta traina costiera.

Leave your reply

*
**Not Published
*Site url with http://
*